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Un programma speciale di oncologia clinica molecolare

Il tumore del colon

colon rettoIl tumore del colon o carcinoma del colon-retto è dovuto alla proliferazione incontrollata delle cellule della mucosa che riveste le pareti interne dell’organo.

La maggior parte dei tumori del colon-retto deriva dalla trasformazione maligna dei polipi, piccole escrescenze benigne che sono il risultato della proliferazione delle cellule della mucosa intestinale.

Sia i polipi che il tumore provocano raramente sintomi o segni evidenti: soltanto il 5% circa dei polipi provoca un modesto sanguinamento che può essere rilevato con un esame delle feci. Nella maggior parte dei casi, i polipi possono essere facilmente individuati con una semplice endoscopia (colonscopia), un esame non doloroso che si è rivelato ormai l’arma più efficace per la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore del colon-retto. Complessivamente, la ricerca del sangue occulto nelle feci e una colonscopia effettuata ogni dieci anni dopo i 50 anni di età, sono in grado di individuare tempestivamente i due terzi dei tumori.

Grazie ad una maggiore informazione e alla diagnosi precoce, sebbene il numero di tumori sia aumentato negli ultimi anni, la mortalità per tumore del colon è notevolmente diminuita. A questo risultato hanno contribuito anche i continui progressi nella terapia.

Come si cura

Il trattamento standard dei pazienti di tumore al colon è stato - ed è finora - l’asportazione chirurgica del tumore primario e dei linfonodi circostanti il tumore, nel caso di malattia localizzata (non metastatica). Sulla base della posizione del tumore si procede con un intervento parziale o, nei casi più gravi, con la totale asportazione del tratto di colon interessato o del retto.

In genere, nel tumore al colon, la chemioterapia dopo la chirurgia viene somministrata solo se il tumore si è esteso anche ai linfonodi (Stadio III). Il 5-Fluorouracile (5-FU) è il caposaldo nel trattamento chemioterapico audivante, per i pazienti allo Stadio III e a Stadio II ad alto rischio. Lo scopo terapeutico di questo approccio è eliminare tutte le cellule tumorali residue che non sono state rimosse dalla chirurgia, che si sono disseminate in tutto il corpo e che possono dar luogo a recidive della malattia negli anni successivi. Nella malattia metastatica la chemioterapia consiste nella combinazione di FOLFOX (5-fluorouracile, leucovorin e oxaliplatino) o di FOLFIRI (5-fluorouracile, leucovorin e irinotecan) con bevacizumab, un anticorpo monoclonale diretto contro il recettore del fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGFR, Vascular Endothelial Growth Factor Receptor). Alternativamente alla chemioterapia viene accoppiato il cetuximab, un anticorpo monoclonale diretto contro il recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR, Epidermal Growth Factor Receptor).

Nel 2008, alcuni ricercatori hanno mostrato che i pazienti di tumore al colon-retto portatori di mutazioni nel gene KRAS non rispondono alle terapie che inibiscono il recettore dell’EGF (EGFR), cioè al cetuximab e al panitumumab. Mutazioni in KRAS si trovano nel 40% circa dei pazienti affetti da tumore del colon-retto. Dopo le raccomandazioni dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), i pazienti ora dovrebbero essere testati per le mutazioni nel gene KRAS prima di ricevere questi farmaci inibitori dell’EGFR. Nel Luglio 2009, la US Food and Drug Administration (FDA) ha aggiornato le indicazioni dei due anticorpi monoclonali panitumumab e cetuximab indicati come farmaci per il trattamento del cancro al colon metastatico, per includere le informazioni sulle mutazioni in KRAS. La proteina KRAS è quindi il primo biomarcatoredel tumore del colon retto metastatico, analizzabile attraverso il test di KRAS.

Si deve tener comunque presente che la forma normale di KRAS non garantisce che il paziente benefici di tali trattamenti. Questo suggerisce l’esistenza di meccanismi addizionali di resistenza al trattamento mirato nel tumore del colon-retto.

Una selezione più efficace dei pazienti che possono beneficiare delle terapie a bersaglio molecolare grazie all’individuazione di nuovi biomarcatori potrà permettere di estendere ulteriormente la sopravvivenza dei pazienti con tumore metastatico.