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Un programma speciale di oncologia clinica molecolare

Farmaci anti-EGFR

EGFR

Si tratta di farmaci in grado di bloccare il recettore del fattore di crescita epidermico (Epidermal Growth Factor Receptor – EGFR o HER1).

L’attivazione del recettore è in grado di indurre nella cellula neoplastica una proliferazione sregolata e favorire la sopravvivenza cellulare, la capacità invasiva e metastatica e l’angiogenesi.

Il legame del recettore con alcuni fattori di crescita, quali il fattore di crescita epidermico (EGF) o il fattore di crescita trasformante α (TGFα), innesca un meccanismo di trasduzione intracellulare “a cascata”: l’associazione con il ligando induce nel recettore una transizione fra la formmonomerica inattiva e un omodimero attivato; la dimerizzazione del recettore stimola l’attività tirosin chinasica di questi due domini intracellulari, portando alla loro auto-fosforilazione. Questo evento dà avvio a una catena di processi cellulari coinvolti nella crescita tumorale.

Alcuni farmaci a bersaglio molecolare sono in grado di “spegnere” la via di trasduzione del segnale dell’EGFR a monte (inibendo il legame ligando-recettore) o a valle (inibendo l’autofosforilazione del recettore).

Nell’ultimo decennio numerosi studi hanno analizzato, in diversi tumori, alcune alterazioni  nell’espressione e funzionalità dei recettori della famiglia EGFR, individuando potenziali bersagli terapeutici e fornendo il razionale per sviluppare farmaci innovativi.

Basandosi sulla struttura e sulla funzione del recettore EGFR sono state sviluppate due differenti strategie terapeutiche:

  1. la prima si basa sull’impiego di anticorpi monoclonali come il cetuximab in grado di bloccare il sito di legame del ligando, provocando endocitosi del recettore e conseguente diminuzione della sua presenza sulla superficie della cellula;
  2. la seconda utilizza piccole molecole (gefitiniberlotinib) in grado di competere con l'adenosin-trifosfato (ATP) nel sito di legame della tirosin chinasi (TK) bloccando pertanto l’attivazione del recettore e la trasduzione del segnale postrecettoriale.

Recenti studi clinici suggeriscono che questi farmaci sono ben tollerati e possono avere efficacia clinica in numerose neoplasie, incluso il tumore del colon (cetuximab) e del polmone (erlotinib, gefitinib).